Il degrado del dibattito su Gaza - Risposta ai commenti su: "il Metodo Lombardi" parte 4
- paolopandinyou
- 26 giu
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 27 giu
Ulteriore risposta (indiretta) utile al video di "Resort Gaza": https://www.instagram.com/p/DaDPvgPga0w
Di seguito rispondo ad un po’ di un po’ di commenti e osservazioni che mi sono state fatte in merito al lavoro svolto di destrutturazione delle tesi di Andrea Lombardi, sia nell’ultimo che nei video precedenti, allargando le considerazioni alla trasformazione degradante del dibattito su Gaza, anche a causa di molti (colpevoli) sostenitori della causa Palestinese. Il fenomeno “Andrea Lombardi” sulla questione Gaza non è l’unico. Ma essendo comunicativamente il più efficace dell’area politica (discretamente trasversale da destra a centro-sinistra) che rifiuta la realtà di catastrofe-genocidio-massacro di Gaza o ne giustifica gli avvenimenti, prendiamo sempre lui come figura di riferimento online per tutti. Più di qualcuno nei commenti mi ha chiesto di fare “debunking” (parola che rigetto, ma ok) su altre affermazioni dello youtuber o di altri youtuber. E’ impossibile Inseguire ogni affermazione che più persone fanno sul tema e fare un lavoro di destrutturazione delle loro tesi. Insostenibile, logorante e allo stesso tempo è forse anche contro-producente. La dinamica tribale del web (algoritmica e culturale) difficilmente la si scardina sulla destrutturazione continua della tesi altrui, quanto anche e sopratutto su una proposta alternativa di tesi. Una proposta teorica di mondo sulla quale l’individuo può ritrovarsi sia sul piano intellettuale che emotivo. Limitarsi al “debunking” crea l’effetto del saccente osservatore distante, lasciando il campo della proposta teorica sempre in mano alla controparte. Andare all’inseguimento del dibattito creato da altri non è forse la risposta più costruttiva.
Permettetemi qui una parentesi personale. Il lavoro che sto cercando di portare avanti, insieme alla destrutturazione delle tesi altrui - quando e solo se estremamente necessario e se utile a portare alla luce nuovi elementi dii analisi - è quella di proposta teorica per leggere la contemporaneità. Il silenzio di questi ultimo mese non è assenza ma preparazione. Questo canale è molto giovane, lo curo nei ritagli di tempo dovendo io pagare spese e bollette come tutti, ma in questi ultimi mesi sto realizzando diverse ricerche (con l’aiuto di Valentina) e preparando diversi video cicciotti e impegnativi, con l’obiettivo di offrire se non un piano teorico completo per analizzare determinati fenomeni contemporanei, quantomeno un piano teorico per porsi delle domande utili. Chiudo parentesi.
Inoltre c’è un altro tema: come rispondere a parole rivoltanti e affermazioni chiaramente false. Non è una novità dei nostri tempi l’uso di appellativi, termini o concetti come feccia, pro-terrorismo o nemico interno, nei confronti di movimenti politici che parlano di pace, decolonizzazione o proposte politiche sociali in controtendenza con l’andazzo repressivo generale. Sono concetti già visti e stra-usati nella storia per delegittimare e criminalizzazione queste battaglie politiche. Non per questo da prendere con leggerezza, è chiaro. Spesso questi toni hanno costruito un clima di intolleranza e violenza nella quale le istanze popolari di sinistra sono perite nel sangue. Dal primo dopoguerra al G8 di Genova, fino ai movimenti per la Palestina nell'Europa di oggi. E' ragionevole pensare che oggi sul tema Gaza, come in un rigurgito dettato più o meno dal subconscio riemergano i concetti di feccia, pro terrorismo e nemici interni, contro le posizioni in difesa dei palestinesi, poiché le istanze hanno trovato ampio favore nella popolazione e la Reazione alza l’asticella del dibattito pubblico, sia nei toni sia nelle false narrazioni. Qui entra in gioco la responsabilità individuale. Ogni azione e ogni affermazione pubblica fatta in ambito politico-giornalistico-storico, ha un peso specifico capace di influenzare il clima generale e l’opinione altrui. E’ essenziale non farsi triggerare da attacchi o accuse diffamanti, non scadere nell’insulto personale, non oltrepassare il limite della violenza verbale trasformandosi in ciò che si combatte. Proprio questo è uno dei punti dolorosi - e di estrema stupidità - di troppi che affrontano il dibattito pubblico politico con leggerezza, singoli utenti o attivisti professionisti che siano. Se Lombardi alza l’asticella del dibattito parlando di “Resort Gaza”, “Immagini sfuggite all’ufficio propaganda”, civili che “muoiono di diabete per le torte al cioccolato”, “genocidio tra sdraio e ombrelloni”, e infarcendo informazioni esplicitamente false “non ci sono palazzi distrutti” a un dileggio generalizzato e dialetticamente rivoltante, rispondergli con insulti social, dileggi all’aspetto fisico e minacce è, permettetemi, oltre che banalmente al di fuori del codice civile-penale, di condotta per la convivenza civile e per il buon senso: da idioti. Come già detto, ogni affermazione pubblica ha un peso specifico e l’unico merito di queste risposte è esasperare il dibatitto, degradarlo e polarizzarlo, spostando la discussione dal tema specifico allo scontro tra ego avversi. Le posizioni sul tema di Lombardi e altri, sono sufficientemente fumose e fragili, su queste è necessario e utile dare risposte. Quando parlano di commistioni tra pro-pal e ambienti terroristici islamici, le accuse gratuite e generiche, poggiano sul nulla, su nessuna condanna a movimenti oggi attivi specifici, a nessuna condanna a partiti oggi attivi specifici, a nessun episodio contemporaneo specifico. Si cita e si accusa il "movimento pro-Pal" facendo raramente nomi e cognomi, non citando mai quale gruppo specifico della sfaccettata compagine che raccoglie il movimento pro-Pal, quale partito, quale specifico responsabile alle accuse mosse. Le accuse mosse, eventualmente, si limitano a pochi specifici individui. Il tutto resta sempre fumoso, impreciso, non professionale. Rivolgere insulti quali feccia o imbecilli (*), ai lavoratori - Lombardi nello specifico - di ogni settore, dai medici, agli infermieri, ai vigili del fuoco, agli insegnanti, fino ai trasportatori o portuali - che al buon Lombardi gli permettono di ricevere i pacchi Amazon ordinati comodamente dalla poltrona - che sono scesi in piazza a difesa dei civili massacrati a Gaza contro i crimini di Israele, mostra, nei termini usati dallo youtuber, il disprezzo per la popolazione, per categorie intere di lavoratori che sostengono questo Paese, disprezzo mai nascosto visto il continuo ripetere la “disforia di nazionalità”, il non sentirsi italiano, il disprezzare la propria comunità nazionale. Anche l’uso strumentale delle risoluzioni ONU, una volta usate per dimostrare determinate tesi, altre volte per accusare l’ONU di collusione con il terrorismo, è un altro punto debole, fragilissimo, della narrazione, da usare nello scontro dialettico, utile per dare ulteriori elementi a chi osserva il dibattito per prendere posizione. Infine, anche in questo caso specifico mi riferisco a Lombardi, l’uso della violenza verbale è una sua caratteristica, qualcosa che lui difende (a sua esplicita risposta in un commento ad una mia osservazione sotto un suo video oggi “riservato agli abbonati”), già questo sarebbe uno strumenti dialettico da poter utilizzare, essendo la violenza verbale, al confine con l'ingiuria, l'offesa, la delegittimazione, la diffamazione. Rivolgersi alle persone che hanno manifestato in piazza per la Palestina dandogli degli “utili imbecilli che manifestano a supporto di questa gentaglia” (per gentaglia si riferisce ai teppisti che sfasciarono le vetrate durante le manifestazioni dello scorso anno), sono toni violenti che dialetticamente criminalizzano intere fette di popolazione. Ci sono sufficienti temi e strumenti per controbattere alle posizioni ridicole, fragili e alle criminalizzanti attraverso l’uso della violenza verbale e di accuse fumose senza prove; senza scadere in altrettanta o superiore violenza verbale. Il degrado del dibattito su Gaza, trasformato in scontro tra le parti, scontro tra ego avversi, va di pari passo al cono d'ombra in cui è finita la questione. Una questione, prima di tutto, di vite umane che vivono l'inferno in terra da troppo tempo, alla quale contribuisce il nostro sistema di potere.
Spero di aver risposto in maniera esaustiva a specifici commenti o inviti che mi erano stati inviati. *riferimento specifico: https://www.instagram.com/p/DPV1fASlEIf/


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