Le chiese cristiane e la questione palestinese. Intervista al Pastore di Ramallah, Munther Isaac.
- paolopandinyou
- 25 ago
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Forse la narrazione dei Cristiani a sostegno delle politiche criminali di Israele, che ci arriva spesso dagli Stati Uniti più che dai Paesi Europei, è gonfiata a suon di quattrini, di mega eventi, di scenografie, performance e potere politico. Ad aprirmi questa finestra sul mondo cristiano palestinese è stato un incontro con Munther Isaac, pastore evangelico luterano prima di Betlemme e ora di Ramallah. L’incontro che ho avuto con lui mi ha permesso di aprire una finestra sulla realtà di cui spesso si ignora la dimensione e l’importanza: le chiese cristiane e la questione palestinese.
In Cisgiordania e Gerusalemme i cristiani Palestinesi sono una minoranza, circa 50.000 persone e vivono sotto occupazione come tutti gli altri palestinesi. Subiscono violenze fisiche e espropri forzati delle proprietà privata come tutti. Eppure sono attive 15 scuole cristiane solo a Gerusalemme Est, con 10.000 studenti iscritti. Sempre a Gerusalemme Est, 4 ospedali specializzati su 6 sono gestiti da Istituzioni Cristiane, arrivando a curare più di 300.000 pazienti ogni anno. Ma non solo, gruppi giovani, centri culturali, turistici e percorsi di formazione professionali, arrivando ad avere 9.000 impiegati, di cui 5.000 cristiani e 4.000 musulmani. Una rete di Istituzioni che contribuisce enormemente alla vita civile ed economica di Cisgiordania e Gerusalemme.
Mentre a Gaza, la situazione è molto più grave e l’impossibilità delle chiese di agire è talmente forte che la probabilità maggiore è quella della scomparsa totale della comunità cristiana Palestinese dall’area, a causa del genocidio in corso. Per quanto i tentativi di tenere aperti o aprire ospedali e centri di emergenza siano continui e i fondi mandati a Gaza ammontino a più di 6 milioni sono per il periodo 2023/2024.
Una realtà, quella sul terreno in Palestina, ben diversa da quella che vediamo nelle Convention milionarie e scenografiche di alcune comunità cristiane Statunitensi. Una realtà fatta di convivenza pacifica e costruttiva tra musulmani e cristiani di diverse confessioni, sostegno quotidiano alle comunità palestinesi, condivisione delle violenze e dei crimini subiti e lotte sottotraccia costanti con le Istituzioni Israeliane.
Una realtà, che ancora una volta, smonta la propaganda e le semplificazioni e fa emergere quanto la resistenza quotidiana palestinese all’occupazione e alle ingiustizie, sia fatta di collaborazione pacifica tra individui diversi e un enorme capacità di creare economia, socialità e cultura in tantissimi modi diversi, sotto un regime di violenza.
Un intervista che in ultima istanza, ci ricorda anche che la cristianità, non è un fatto prettamente occidentale, non nasce a Roma, e che la cristianità in terra palestinese, non sta scomparendo a causa dei musulmani, ma sta subendo e sopravvivendo insieme a loro, poichè entrambi palestinesi e entrambi vittime di occupazione, apartheid e genocidio. Fonti al testo: . https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-01/gerusalemme-est-la-protesta-delle-scuole-cristiane.html . https://www.brethren.org/news/2024/edf-grants-to-israel-hamas-war-relief/https://www.terrasanta.net/2021/03/enti-cristiani-in-palestina-un-contributo-cruciale/ . https://fides.org/en/news/69796-ASIA_PALESTINE_Christian_institutions_third_largest_employer_among_the_Palestinian_population_according_to_a_survey_people . https://www.osservatoreromano.va/it/news/2026-01/quo-018/gerusalemme-a-rischio-famiglie-e-scuole.html . https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2024-12/palestina-israele-gaza-cisgiordania-umanitario-chiesa.html


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